
★Pista di bob del Trebevic
La pista olimpica del 1984 abbandonata nel bosco: cemento, graffiti, storia dell'assedio.
20 → 21 lug · 1 notte · ≈ 130 km · 16 luoghi · 5 imperdibili ★
Gerusalemme d'Europa e assedio più lungo del Novecento, in un giorno denso.
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La pista olimpica del 1984 abbandonata nel bosco: cemento, graffiti, storia dell'assedio.

Gli 800 metri scavati sotto l'aeroporto che tennero viva la città assediata.

Il bazar ottomano: ćevapi, rame battuto, minareti e caffè bosniaco nella džezva.

L'angolo dove Gavrilo Princip sparò all'arciduca il 28 giugno 1914 e accese il Novecento: il ponticello ottomano, la targa e il museo minuscolo sull'angolo. Cinque minuti che pesano un secolo.

Il bastione giallo sopra Baščaršija dove la città si ritrova al tramonto col čaj in mano: minareti, colline e i cimiteri bianchi dell'assedio sotto di voi.

Il secondo cimitero ebraico d'Europa, lapidi sefardite dal Cinquecento crivellate di colpi: era la prima linea dei cecchini sopra la Miljacka.

La fortezza austroungarica trasformata in memoriale jugoslavo per 26.000 vittime del fascismo, poi tornata trincea nel '92: oggi mezzo abbandonata, coi nomi scolpiti e la città sotto.

Le sorgenti della Bosna ai piedi dell'Igman: canali, cigni e il viale asburgico di Ilidža da fare a piedi o in carrozza. Piedi a mollo gelati e picnic.

Il colosso brutalista a gradoni costruito per le Olimpiadi '84 e bruciato in guerra: piani aperti nel bosco, neve di cemento. Si abbina alla pista di bob per la doppietta olimpica fantasma.


Un cinema abbandonato diventato bettola: il lunedì sera si canta sevdah tutti insieme, in piedi sui tavoli, con la birra a un marco e mezzo e il fumo che non se ne va mai. Non è per turisti, ma non vi caccia nessuno.

La Casa della Gioventù del complesso olimpico dell'84: cemento jugoslavo, corridoi infiniti e nel seminterrato i concerti punk e hardcore. Sopra ci giocavano a hockey, sotto suonano ancora.

La città stava sopra una miniera di sale e col tempo è sprofondata: hanno trasformato l'avvallamento in laghi salati in pieno centro, con la spiaggia. Ci si fa il bagno nell'acqua salmastra circondati da palazzoni socialisti.

Dieci ćevapi nella somun con la cipolla cruda e il kajmak, in piedi, e basta: non c'è altro nel menù da settant'anni. Ci mangiano gli operai alle sette del mattino. È il metro con cui si misurano tutti gli altri.

Due ali di cemento alte venti metri che si aprono come una ferita, in fondo alla valle della Sutjeska dove i partigiani sfondarono l'accerchiamento nel 1943. Attorno non c'è niente: il bosco e il fiume.

Una corona di pilastri di cemento scanalati su una montagna, per i morti dell'offensiva del '42. Ci si entra dentro e il suono cambia. Ci sale ancora qualcuno, ma quasi solo il primo di maggio.