
★Ponte sulla Drina
Il ponte Mehmed Paša di Višegrad, UNESCO, quello del romanzo di Andrić. Bagno sotto le arcate.
21 → 23 lug · 2 notti · ≈ 180 km all'ingresso · 27 luoghi · 6 imperdibili ★
Il ponte di Andrić, un trenino a otto, meandri coi grifoni e una torre di teschi.
carico la mappa…
la zona del cluster lungo la rotta · un punto = un luogo
Toccate una card per aprire la scheda del luogo, con descrizione estesa, foto e link.

Il ponte Mehmed Paša di Višegrad, UNESCO, quello del romanzo di Andrić. Bagno sotto le arcate.

Trenino a scartamento ridotto che sale disegnando un otto dentro la montagna.



Uno dei fiumi più corti d'Europa: 365 metri esatti da sorgente a cascata nella Drina, per questo lo chiamano il fiume di un anno. Pozza gelida, trote e ombra a Perućac.

La casina di legno piantata su uno scoglio in mezzo al fiume dal 1968, coi monti della Tara dietro: foto dal ponte di Bajina Bašta e bagno dalla spiaggetta accanto.


Caverna enorme con vasche di travertino a gradoni piene d'acqua: dentro sembra un hammam scavato dai fiumi. Sulla strada tra Mokra Gora e l'Uvac.

Il canyon perfetto visto dal belvedere Molitva mentre i grifoni ti passano sotto. Sterrato più 30 min a piedi.

La torre costruita nel 1809 coi teschi dei ribelli serbi. Breve e indimenticabile.


Tre pugni di cemento alti 14 metri dove i nazisti fucilarono oltre 10.000 prigionieri di Crveni Krst: spomenik da manuale a dieci minuti da Niš, deserto.


Canyon stretto tra pareti gialle col monastero trecentesco di Poganovo nascosto in fondo: la Serbia che nessuno vede, a mezz'ora dalla frontiera bulgara.

UNESCO. Marmo bianco e affreschi del Duecento su fondo blu oltremare, dentro due chiese in fondo a una valle. È la madre di tutti i monasteri serbi.

UNESCO. La prima capitale serba in rovina e, poco sotto, il monastero di Sopoćani con la Dormizione della Vergine: uno degli affreschi più belli del Medioevo europeo, e lo sanno in quattro.

UNESCO. Il palazzo che l'imperatore Galerio si costruì per ritirarsi, e dove volle essere divinizzato: mura, torri e mosaici in mezzo ai campi, senza un turista.

Un cortile nascosto dietro un portone, con l'ex officina elettrica trasformata in bar: concerti piccoli, dischi e nessuno che vi guarda le scarpe.

Duecento colonne di terra alte fino a quindici metri, ognuna con una pietra in equilibrio sulla testa che la ripara dalla pioggia. Sotto, due sorgenti acide che sanno di ferro. La leggenda dice che sono invitati di un matrimonio pietrificati.

La tomba di Tito, una lastra di marmo bianco dentro una serra, e accanto il museo con le migliaia di staffette che i pionieri gli portavano ogni anno per il compleanno.

Una torre a treppiede alta 205 metri, unica al mondo con quella struttura. La NATO la rase al suolo nel 1999; i serbi l'hanno ricostruita identica nel 2010 coi soldi delle donazioni.

Cinque pinne di cemento che si aprono a stella su una collina sopra Belgrado: viste dall'alto sono un'esplosione. Si arriva a piedi dal parcheggio, e di solito non c'è nessuno.

La kafana più vecchia di Belgrado, del 1823. Si chiama "?" perché la chiesa di fronte si oppose al nome scelto e il proprietario, per ripicca, appese un punto interrogativo come insegna provvisoria. È ancora lì.

Una piramide quasi perfetta che spunta dalla pianura, con in cima una cappella fatta saltare dai cercatori di tesori. Nel 2012 ci si radunarono in centinaia convinti che dentro ci fosse un'astronave pronta a salvarli dalla fine del mondo. Il tè che cresce sui fianchi è ottimo.