
★Gobekli Tepe
Il tempio più antico del mondo, 9600 a.C.: settemila anni prima delle piramidi. Ridimensiona tutto.
11 → 13 ago · 2 notti · ≈ 190 km a Urfa, poi 470 · 23 luoghi · 8 imperdibili ★
Il tempio più antico del mondo e i camini delle fate presi dal lato giusto.
carico la mappa…
la zona del cluster lungo la rotta · un punto = un luogo
Toccate una card per aprire la scheda del luogo, con descrizione estesa, foto e link.

Il tempio più antico del mondo, 9600 a.C.: settemila anni prima delle piramidi. Ridimensiona tutto.

Il fratello di Göbekli appena scavato: pilastri a T ancora nella roccia e la sala delle undici colonne col volto che vi fissa dalla parete. Più crudo, più vuoto, stessa vertigine.

La vasca delle carpe sacre di Abramo e uno dei bazar più veri della Turchia. Kebab con isot.



Il paese mezzo affogato dalla diga sull'Eufrate col minareto che spunta dall'acqua, e la fortezza di Rumkale a picco sul fiume: barca, bagno e rosa nera. Mezza giornata da Urfa.

Le teste colossali di Antioco all'alba sulla vetta. Deviazione dura da mezza giornata: solo se avete benzina in corpo.

Il museo dei mosaici di Zeugma con la Zingarella che vi segue con gli occhi, e la capitale mondiale di baklava e pistacchio: pausa d'obbligo sulla rotta per la Cappadocia.

Monastero rupestre intero con un decimo della gente di Göreme, più i camini di Paşabağ accanto.

Il villaggio rupestre abbandonato dopo le frane degli anni Cinquanta, con la basilica di San Giovanni Battista del V secolo in cima alla falesia: la Cappadocia scavata, gratis e senza folla.

Camminata tra i camini rosa col vino di Cappadocia, e all'alba i cento palloni visti gratis da terra.


Canyon con fiume, chiese rupestri e il monastero scavato di Selime. Alternativa fresca a Kaymaklı.

Undici chiese rupestri con gli affreschi bizantini intatti perché la fuliggine li ha protetti per secoli. La Karanlık Kilise si paga a parte e vale ogni lira.


Un canyon di chiese rupestri a un'ora da Göreme, dove non arriva nessun tour: si cammina fra i camini di fata da soli, e le vecchie del paese cuciono bambole di stoffa.

Il sentiero che si fa al tramonto: la roccia passa dall'ocra al rosa al viola, e dentro ci sono chiese nascoste con le croci incise. Tre ore, poca ombra.

Le colombaie scavate nel tufo, che per secoli hanno dato il concime ai vigneti, e sopra il castello di Uçhisar: uno sperone bucherellato da cui si vede tutta la Cappadocia.

Sinasos, quando ci vivevano i greci: portali di pietra scolpiti, case padronali svuotate nel 1924 con lo scambio di popolazioni, e adesso un paese sonnolento senza turisti.

Una palude in mezzo alla steppa con i fenicotteri rosa e centinaia di specie di uccelli, ai piedi dell'Erciyes innevato. Si va all'alba, in barca piatta.

Il secondo lago della Turchia, profondo mezzo metro: d'estate evapora e resta una crosta di sale bianca su cui si cammina fino all'orizzonte, col cielo che si specchia nel velo d'acqua. Al tramonto diventa rosa per via delle alghe.

Gaziantep ha la denominazione europea protetta per la baklava e una città intera che vive di pistacchi. La differenza si sente al primo morso. C'è anche un museo della cucina, e non è una barzelletta.

Come Derinkuyu ma senza nessuno: la scoprì un contadino nel 1972 perché l'acqua dei campi spariva. Ha i buchi nel soffitto per versare olio bollente sugli invasori, e le porte di pietra si muovono ancora.