
★Fiume dannunziana
Tunnel antiaereo sotto la città, palazzo del governatore del 1919, la nave Galeb di Tito.
17 → 19 lug · 2 notti · ≈ 160 km · 26 luoghi · 7 imperdibili ★
Fiume per la storia, poi mare vero scendendo la costa. Attenzione: qui la sosta libera è vietata.
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Tunnel antiaereo sotto la città, palazzo del governatore del 1919, la nave Galeb di Tito.


L'hotel del jet set costruito nel 1972 coi soldi di Penthouse e abbandonato dagli anni Novanta: piscine vuote, colonne a fungo e vetri rotti sul mare di Krk. Un'ora di deviazione dal ponte.

Il mastio degli uscocchi, i pirati anti ottomani e anti veneziani, da solo sul colle sopra Senj: vista su Krk e Rab, bora permettendo.

La più grande base sotterranea della Jugoslavia: chilometri di tunnel per i MiG dentro la montagna al confine bosniaco. Torce, ingressi ciclopici, restate sui percorsi battuti. Deviazione da mezza giornata via Otočac.

Fiordo strettissimo sotto il Velebit con relitto tedesco della seconda guerra a 10 m: snorkeling.



Le scale che suonano col moto ondoso e il Saluto al Sole accanto: il tramonto che Hitchcock definì il più bello del mondo. Un'ora di sosta scendendo verso Vrana.

Il canyon smeraldo dove giravano i western di Winnetou: cascate di Berberov buk, pozze da tuffo e kayak da Muškovci. L'alternativa dolce alle folle di Krka.

Ponte di pietra a dodici arcate su cascatelle di travertino del fiume Krupa, nel retroterra del Velebit: sterrato finale, bagno sotto le arcate, quasi sempre soli.

L'unico caravanserraglio ottomano costruito in terra veneziana, a Vrana. Quasi ignoto.



UNESCO. Sedici laghi a gradinata collegati da cascate, con l'acqua che deposita travertino e sposta le cascate di anno in anno. Passerelle sull'acqua. Andateci all'apertura o è una fila.

UNESCO. Split non ha un palazzo romano: Split È il palazzo romano. Dentro le mura dell'imperatore ci vivono in tremila, con i bar nei sotterranei e il mausoleo diventato cattedrale.



UNESCO. Mosaici bizantini del VI secolo con l'oro ancora acceso, in una basilica che non ha mai smesso di funzionare. Si sale sul campanile e si vede l'Istria.

UNESCO. La lottizzazione agricola greca del IV secolo a.C. su Hvar, con i muretti a secco ancora al loro posto e le vigne dentro le stesse parcelle di 2.400 anni fa.

La cartiera dell'Ottocento nella gola della Rječina, chiusa e mai demolita: ci hanno fatto per anni il festival dentro le sale delle macchine, con l'acqua che scorre sotto il pavimento. Oggi si visita a proprio rischio, ed è uno dei posti più belli e malinconici della costa.

Sull'isola che Tito tenne chiusa agli stranieri fino al 1989: gallerie scavate nella roccia dove entravano i sottomarini, con la bocca che si apre sul mare. Ci si arriva in kayak e ci si entra dentro a nuoto.

Per un'ora al giorno il sole entra da una fessura sott'acqua e la caverna diventa blu elettrico, con le barche che sembrano sospese nel vuoto. Si entra abbassando la testa.

Un disco di acciaio alto 37 metri in cima a una collina, abbandonato: le lastre le hanno rubate a pezzi, il vento ci fischia dentro e si sale per una scala che non dovrebbe reggere. Il più spettrale degli spomenik.

Due ali di cemento che si aprono attorno a una sfera, in mezzo a un prato, dal 1967. Sembra atterrato lì e non se n'è più andato: è l'immagine su tutte le copertine dei libri sul brutalismo jugoslavo.

L'Una cade a gradoni di travertino per venticinque metri sul confine bosniaco, in un bosco che per anni è stato campo minato e quindi nessuno ha toccato. Ci si butta nelle pozze sopra la cascata.