
Mtskheta e Jvari
La vecchia capitale sacra e il monastero di Jvari sul cucuzzolo, dove Aragvi e Mtkvari si incontrano in due colori diversi: mezz'ora da Tbilisi, meglio al mattino presto.
3 → 6 ago · 3 notti · ≈ 160 km · 21 luoghi · 8 imperdibili ★
Riposo vero: bagni sulfurei, mercatini sovietici e vino in anfora di 8.000 anni.
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La vecchia capitale sacra e il monastero di Jvari sul cucuzzolo, dove Aragvi e Mtkvari si incontrano in due colori diversi: mezz'ora da Tbilisi, meglio al mattino presto.

Colonne ciclopiche di bronzo su una collina fuori città: il monumento sovietico più impressionante che vedrete.

Il bacino artificiale anni Cinquanta coi lidi della città: bagno vero dopo l'asfalto, proprio sotto le colonne della Chronicle of Georgia. Doppietta perfetta nel tardo pomeriggio.

Cupole di mattoni e vasche sulfuree: kisa, schiuma e mezz'ora di paradiso.

Cimeli sovietici veri, macchine fotografiche, medaglie e cianfrusaglie meravigliose.

Il mercatone dove i disertori vendevano i fucili nel 1921: oggi montagne di suluguni, spezie, tklapi e nonne coi mattarelli. Colazione da campioni vicino alla stazione.

Brutalismo a incastri sopra il fiume, oggi sede di banca: icona dell'architettura sovietica.

La cattedrale laica del 1985 dove la nomenklatura si sposava: espressionismo sovietico a torri e vetrate, oggi villa privata di un oligarca. Si ammira dal cancello, e basta la sagoma.

Cortili decadenti art nouveau da una parte, ex fabbrica di cucito diventata quartier generale creativo dall'altra.

L'XI secolo da solo in mezzo ai vigneti dell'Alazani, coi monaci che fanno vino in qvevri dal Medioevo: la sosta giusta arrivando in Kakheti da Tbilisi.


Mura affacciate sulla piana dell'Alazani col Caucaso dietro, monastero di Santa Nino.

Vino ambrato fermentato in anfore interrate come 8.000 anni fa, pane shoti e brindisi del tamada.

Monasteri rupestri nel semideserto al confine azero, affreschi e silenzio. Deviazione di mezza giornata.
Sotto le tribune dello stadio Dinamo, dentro la piscina olimpica sovietica prosciugata: il club techno che nel 2018 si è preso una retata della polizia e ha risposto con migliaia di persone che ballavano davanti al parlamento. Si entra solo con la lista, e va bene così.


Un chiosco in un parco, un muro coperto di adesivi punk, birra a tre lari e la gente seduta per terra fino all'alba. Zero pretese, ed è per questo che ci vanno tutti.
Otto chilometri di gallerie scavate nella montagna dai sovietici, oggi piene di bottiglie: la temperatura resta a 14 gradi tutto l'anno senza impianti. Si cammina per un chilometro e mezzo dentro la roccia, degustando.

Settanta chilometri di sterrato a strapiombo senza guardrail fino a 2.850 metri: aperta quattro mesi l'anno, la chiamano una delle strade più pericolose del mondo. Dall'altra parte, villaggi di torri di pietra dove non arriva la corrente.

Un labirinto di torri di roccia alte cento metri dove ci si perde davvero: nel Medioevo ci costruirono una fortezza che nessuno riuscì mai a prendere perché nessuno riusciva a trovarla. Si passa in fessure larghe una spalla.